Accadde oggi calcio 6 aprile 1968, inizia il cammino dell’Italia verso il trionfo europeo

Accadde oggi calcio 6 aprile: la sofferta trasferta di Sofia è la prima tappa del percorso che vedrà gli azzurri ottenere il primo e unico Europeo

6 aprile Nazionale Picchi: una data importante per il primo trionfo europeo

A cura di Francesco Maria Romano

Il 6 aprile è una data particolarmente importante nella storia della Nazionale Italiana; questa data, infatti, coincide con la più grave sconfitta di sempre (7-1 a Budapest contro l’Ungheria nel lontano 1924), ma anche con la prima gara della fase ad eliminazione diretta del vittorioso europeo del 1968. Dopo aver vinto agilmente il proprio girone di qualificazione (davanti a Romania, Cipro e Svizzera), l’Italia si ritrova di fronte la Bulgaria per i quarti di finale. L’andata si disputa a Sofia, allo stadio nazionale Vasil Levski. Il calcio di inizio è sabato 6 aprile alle ore 17.00.

Accadde oggi calcio 6 aprile, inizia il cammino dell’Italia a EURO ’68

La nazionale affidata a Ferruccio Valcareggi non ha ancora trovato il proprio assetto definitivo: nell’undici titolare trovano posto il capitano del Napoli Antonio Juliano e lo stopper della Juventus Giancarlo Bercellino, che affianca in difesa Armando Picchi. Pierino Prati viene schierato all’ala sinistra mentre sulla trequarti giocano entrambi i protagonisti del più grande dualismo calcistico del decennio: Sandro Mazzola e Gianni Rivera.

Il nostro undici ha giocato male […] Ed è opportuno ripetere che ci è andata bene. Nel suo complesso, è una squadra di tutto rispetto […] Battere un avversario simile, a Napoli, tra quindici giorni, va considerata senz’altro un’impresa di grande difficoltà”. Scriveva così, sull’edizione del 7-8 aprile 1968 de La Stampa Vittorio Pozzo, inviato a Sofia per il giornale torinese. Le parole dell’ex C.T. azzurro danno bene l’idea dello spessore della Bulgaria di quegli anni che in attacco schiera uno dei più grandi giocatori della sua storia, Georgi ‘Gundi’ Asparuhov. “Fu una partita molto dura”, ricorderà poi Pierino Prati, che quel giorno esordiva in nazionale e che alla fine risulterà tra i migliori del match per gli azzurri.

Il ritorno a Napoli

LA GARA

La partita si mette subito male: all’11’, la Bulgaria passa in vantaggio con Kotkov (compagno di squadra di Asparuhov al Levski) che dal dischetto incrocia di sinistro e batte Albertosi. Chiuso il primo tempo in svantaggio, gli azzurri pareggiano allo scoccare dell’ora di gioco grazie all’autorete di Penev; l’equilibrio dura appena 6’, prima che il tap-in di Dermendjiev riporti i padroni di casa in vantaggio. I bulgari calano il tris già al 73’ grazie a Yetchev che batte Lido Vieri (subentrato ad Albertosi infortunatosi dopo il gol del 2-1) con un tocco sotto dopo essere stato servito da un colpo di tacco; l’Italia dimezza lo svantaggio nel finale, grazie alla bordata di destro di Pierino Prati – in gol anche nella gara di ritorno – che in precedenza aveva colpito due legni.

L’ULTIMA DI PICCHI

Quella di Sofia è l’ultima apparizione di Armando Picchi in Nazionale maggiore. Il libero della Grande Inter ha trentatré anni e quel 6 aprile scende in campo in condizioni fisiche precarie; ad aggravare la situazione ci si mette l’infortunio patito sul prato del Levski a seguito di uno scontro con Popov. Picchi viene ricoverato in ospedale già in serata e sottoposto immediatamente ad intervento chirurgico per una punta d’ernia; nello specifico, il medico federale Fini parla anche di “lacerazione del tubercolo del pube e vasto ematoma”. Un infortunio complesso, che permetterà a Picchi di riprendere l’attività agonistica solo a settembre. Il 20 aprile 1968, quando allo Stadio San Paolo di Napoli si gioca la gara di ritorno, Valcareggi sceglie Ernesto Castano – alla seconda presenza in azzurro – per sostituirlo; le reti di Prati e Domenghini, una per tempo, regalano all’Italia il pass per la semifinale contro l’Unione Sovietica. Così, mentre l’Italia si incammina verso il trionfo, Picchi imbocca il viale del tramonto: nel 1967 lascia l’Inter e va al Varese; due anni dopo, appende gli scarpini al chiodo e inizia la carriera di allenatore stroncata a soli 36 anni da un tumore alla colonna vertebrale.

A cura di Francesco Maria Romano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *