Lecce, Chiricò messo fuori rosa: il club smentisce le minacce degli ultras

Caso Lecce-Chiricò, arriva il chiarimento del club pugliese: "Nessun componente della società è stato mai oggetto di minacce o pressioni di alcun tipo"

Caso Lecce-Chiricò

Il caso Lecce-Chiricò

In casa Lecce tiene banco il caso di Cosimo Chiricò, messo fuori rosa dal club perché contestato dagli ultras per alcuni comportamenti assunti in passato: nel 2013, l’attaccante si rifiutò di presentarsi all’allenamento punitivo disposto dal presidente dopo la sconfitta nella finale playoff contro il Carpi. A questo si sono aggiunte le parole del procuratore Kael Grimaldi ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’:

Sono sbalordito e disgustato. Dopo aver appreso che il presidente Saverio Sticchi Damiani e la sua famiglia sono stati oggetto di minacce per aver fatto giocare Chiricò, ci viene riferito che il giocatore è fuori rosa. Chiricò è venuto a Lecce su espressa richiesta del presidente, e non ci sarebbero stati problemi. Questi sono atteggiamenti da condannare”.

Questa versione dei fatti, però, è stata smentita dalla società salentina con una nota: “L’Unione Sportiva Lecce, con riferimento alle dichiarazioni rese dal sig. Kael Grimaldi, in qualità di agente del calciatore Cosimo Chirico’, precisa quanto segue.

Diversamente da quanto riferito dal sig. Grimaldi nessun componente della società è stato mai oggetto di minacce, intimidazioni o pressioni di alcun tipo in relazione alle note vicende inerenti il calciatore Cosimo Chiricò. Nell’alveo di tali ipotesi non può infatti essere certamente ricondotto l’isolato episodio, riferito peraltro in via confidenziale al padre del sig. Grimaldi e strumentalmente utilizzato, verificatosi in data 2 settembre 2018, di cui si sono resi protagonisti due soggetti ignoti, i quali hanno rivolto al Presidente delle espressioni irriguardose e comunque non esplicitamente riconducibili alla vicenda Chirico’. 

Al contrario, c’è stata un’unica occasione fortuita di confronto su questo tema tra il Presidente Saverio Sticchi Damiani e la tifoseria Ultras, a Martignano, in data 18 agosto, durante un allenamento (fissato dopo la mancata disputa dell’amichevole con il Nardò), alla presenza di alcuni esponenti delle forze dell’ordine, che si è svolto in modo sereno e civile e si è concluso con cori di incoraggiamento alla squadra.

L’U.S. Lecce ribadisce che le valutazioni in ordine all’impiego del calciatore, successivamente all’improvvido diniego opposto dal suo Procuratore al trasferimento a titolo definitivo alla Ternana (che avrebbe garantito, come concordato fin dall’inizio con lo stesso agente, una rilevante plusvalenza per il club senza alcun nocumento economico per il calciatore),  sono state concordate con tutte le componenti societarie e tecniche.  Tale determinazione,  lungi dall’essere stata adottata “per preservare l’incolumità dei componenti della società”, come affermato in maniera irresponsabile dal sig.  Kael Grimaldi, è invece esclusivamente riconducibile al superiore interesse del Club, al termine del calciomercato, di  “preservare il clima di serenità ed unità tra gli stessi tifosi”ed evitare divisioni che possano compromettere il risultato sportivo, cosi come chiarito nella nota diffusa dal Club.

Nella speranza di aver definitivamente chiarito ogni circostanza sul punto, l’U.S. Lecce, salvo vagliare l’opportunità di tutelarsi nelle opportune sedi giudiziarie, invita il sig. Kael Grimaldi ad astenersi da dichiarazioni che, per contenuti e modalità espressive, sono non solo disancorate dalla realtà fattuale e connotate da impropri  richiami alla legalità ma, altresì, suonano come un maldestro tentativo di vendetta mediatica volto a destabilizzare  e screditare società e ambiente”.

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